Una Fattorelliana DOC … L’oratore “parlante”

Il Direttore Dell’ Istituto Francesco Fattorello

La dott. ssa   Eufrasia D’Amato non ha dimenticato la sua formazione all’ Istituto Fattorello e continua a seguire e ad appassionarsi ai problemi dell’Informazione e della Comunicazione.

Dopo il suo apprezzato contributo sulla Comunicazione politica, è ora la volta del “Parlare in pubblico”, attività questa che rappresenta tuttora  uno scoglio  difficile da superare per tutti gli oratori.

Ringraziamo la nostra Fattorelliana doc per il suo intervento che pubblichiamo con piacere, dopo aver invitato , ancora una volta, i lettori del nostro blog a tuffarsi senza paura nel  fiume delle opinioni:

in altri termini fatevi vivi e… sotto con i commenti !!!

Prof. Giuseppe Ragnetti

Come parlare in pubblico e riuscire a … parlare !!!

A cura di Eufrasia D’Amato


Sembra un paradosso ma in realtà è capitato a molti oratori di bloccarsi mentre si accingevano a parlare in pubblico!

Parlare dinnanzi ad una platea sembra facile! In realtà la paura di essere giudicati e la difficoltà concreta, a volte, di tradurre il pensiero in parole, soprattutto dinnanzi a mille occhi che scrutano ogni più recondito particolare, giocano brutti scherzi.  Pensiamo di saper  parlare perchè sin da piccoli lo abbiamo imparato, ma coinvolgere e trasmettere aduna moltitudine di gente il proprio pensiero non è cosa altrettanto semplice.

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Affrontare la platea è un po’ come essere sull’orlo di un precipizio…meglio non guardare giù; e, invece, non c’è niente di più sbagliato. E’ necessario guardare in giù o meglio guardare gli ascoltatori per poter stabilire con loro un contatto diretto.

Lo scambio di sguardi contribuisce a diminuire il distacco che concretamente c’è tra l’oratore e la platea.  E poi, come i bravi oratori  sanno: la cosa più importante da fare è adattare il discorso al pubblico. Solo riuscendo a capire l’atmosfera e la tipologia di personaggi che abbiamo davanti possiamo  trasferire loro quello che in realtà vogliono sentire. Il passato insegna. La tradizione storico culturale dei grandi oratori romani ci ha tramandato una letterature ricca e appassionata di “ciceroni” che animavano il foro e non solo. Una tradizione che si coniuga perfettamente con l’impostazione fattorelliana; una linea retta tra il prestigioso passato e la tecnica sociale che ormai da settanta anni coniuga lo studio attento del soggetto recettore alla perfetta riuscita del processo comunicativo.

Ebbene.. è ora di cominciare. Le gambe tremano, il cuore palpita e la platea rumoreggia…aspettano tutti noi. Da dove cominciare? Innanzitutto il lavoro di base per un  buon oratore è l’organizzazione del discorso che presuppone la conoscenza e la dimestichezza dell’argomento. Va bene essere emozionati ma se non sappiamo neanche di cosa parlare….!!

Organizzare l’argomento della discussione equivale a parlare con chiarezza di non più di due o tre idee chiave, attorno a cui sviluppare l’arringa. Dinamismo e brevità sono le due inseparabili amiche dell’organizzazione.

La cosa più importante, infine: il bluff si scopre subito! Se cerchiamo di imitare o scimmiottare qualcuno veniamo smascherati immediatamente. Essere se stessi, con i propri piccoli difetti, , aiuta a rendere umani anche i più bizzarri tra gli oratori. Per i futuri successi un consiglio che viene da lontano da una autorevolissima fonte: Pericle, una delle più grandi personalità del passato, affermava:”colui che, capace di pensare, non sa esprimere il suo pensiero, è allo stesso livello di chi non riesce a pensare”. E allora “la domanda sorge spontanea”: perché molti nostri politici non hanno ancora capito l’insegnamento di Pericle, dopo ben duemila e più anni??!! Lo spettacolo che ci propinano dalle varie emittenti radio-televisive è molto spesso improponibile e i risultati ottenuti o, meglio, non ottenuti ne sono la conferma. Ma allora perché continuano a sbagliare?? Perché lo stesso copione , ormai da decenni, viene affidato sempre alle stesse persone che, tra l’altro, non sanno neanche recitare/comunicare? E tali modesti attori perché non capiscono che la forma vale come o più della sostanza? Quando poi il punto M è la TV  agli spettatori arriva soprattutto il “come”, anche perché il “che cosa” è sempre lo stesso, da qualunque schieramento provenga: tutti promettono di lavorare per il bene comune.

In altri termini essendo la sostanza sempre la stessa, è la forma che fa la differenza. Il  prof .  Giuseppe Ragnetti  nel suo Corso all’Università di Urbino, lo ha dimostrato con chiarezza, in una memorabile lezione su“la creta e la statua”.

E, soprattutto, perché tali modesti attori non riescono a fare un bagno di umiltà e chiedere aiuto a chi potrebbe aiutarli: non sarebbe male che politici  o aspiranti politici  in difficoltà dal punto di vista relazionale e comunicativo, frequentassero la Scuola fattorelliana, dove il prof  Ragnetti sarebbe ben lieto di averli in aula. Siamo certi che anche stavolta riuscirebbe  a far capire  il significato della parola  comunicazione !!!

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2 thoughts on “Una Fattorelliana DOC … L’oratore “parlante”

  1. Ciao fattorelliana doc, condivido in pieno soprattutto la parte che riguarda i nostri politici. Per tutti i mestieri e per tutte le professioni è richiesta una seria preparazione: i politici invece non hanno una preparazione specifica , pur essendo un lavoro molto difficile quello che debbono svolgere. Da noi chiunque può fare politica basta che abbia fatto un “percorso politico” per un certo numero di anni. Non ho ben capito che cosa si intende per percorso politico ma certamente non hanno studiato abbastanza seguendo un serio “percorso di formazione” Spesso ignorano le regole fondamentali dei rapporti sociali e dal punto di vista della comunicazione alcuni sono veramente improponibili.

    • Condivido perfettamente la tesi di Eufrasia .
      Da accesso Fattorelliano vorrei contribuire al dibattito riportando la tesi del Prof. Cotesta ,sociologo dell’Università di Roma Tre ,che nell’ambito di un indagine sulla costruzione ” dell’immagine dell’altro ” nell’ambito della comunicazione a mezzo stampa conforta il pensiero del Prof. Fattorello e del Prof. Ragnetti in merito alla ” forma ” dell’informazione e del rapporto con il Soggetto Recettore.
      Secondo Cotesta :” I giornali ,come istituzione e impresa culturale, propongono valori , interpretazioni ,soluzioni dei problemi sociali considerati rilevanti.
      Tuttavia il pubblico ( o il singolo lettore ) non è un mero spggetto passivo .La sua lettura implica – per quanto a un livello minimale, selezione , interpretazionee , in qualche modo presa di posizione .
      La comunicazione poggia su una precondizione molto importante : la fiducia del lettore nei confronti del giornale.
      Su questa corretnte emotiva cammina il messaggio dal giornale al lettore e dal lettore al giornale….Il lettore si rivolge al giornale con disposizione a ricevere; il giornale offre un prodotto. Il circuito è virtuoso quando il giornale interpreta in modo corretto gli orientamenti del pubblicoe il pubblico gli rinnova la fiducia.
      Continua il Prof. Cotesta : ” lo scambio avviene nelle due direzioni : dal giornale al lettore e da questi al giornale.Il giornale ipotizza un proprio lettore tipo e a questo si rivolge nella produzione della informazione . Questa non è passsivamente recepita dal lettore , ma vagliata , interpretata accettata o rifiutata.( nella lettura , in qualsiasi lettura sono presenti , selezione e interpretazione.Occorre tenerne conto.)Poichè il livello dell’attenzione con il quale il lettore si avvicina alle notizie non è molto alto , la forma della comunicazione assume aspetti diversi .Per destare attenzione si seguono strategie comunicative complesse : uso di metafore e di iperboli grafica di diversa dimensione.
      I principi così esposti vengono poi applicati al caso concreto della costruzione dell’immegine dell’immigrato :”In generale ,infatti , la percezione concreta dell’altro è prestrutturata dall’esperienza degli attori sociali. Se le loro rappresentazioni dell’altro , o dideterminati altri , sono positive o negative è un fatto molto importante . Esse, infatti possono orientare l’incontro in una direzione di apertura e disponibilità a compiere una nuova esperienza , oppure al contrario possono indurre alla chiusura e al rifiuto . La relazione tra membri di una società e nuovi arrivati tra nativi e immigrati ,avviene secondo la stessa logica sociale.Perciò la costruzione e la diffusione di una certa immegine degli immigrati diventa un fatto rilevante per la interpretazione dei conflitti etnici.
      E qui il Prof. Cotesta inserisce una precisazione importante e che conferma la linea di pensiero del Prof. Fattorello: continua l’autore:” Non vorremmo suggerire l’idea che tra intenzione pragmatica della comunicazioneed effetti sui comportamenti dei lettori vi sia un qualche rapporto necessario . In realtà , il lettore ha un proprio orizzonte culturale . L’informazione è percepita , appresa e interpretata mediante le strutture proprie di tale orizzonte .Se esistono , come supponiamo, una corrente di fiducia e codici culturali comuni tra giornalee pubblico , è probabile che il ruolo del giornale diventi rilevante in termini di orientamento dei comportamenti dei lettori.Quando questa condizione non si da , il ruolo del giornale è pressochè nullo.”
      In Vittorio Cotesta Sociologia del conflitti etnici , Razzismo , immigrazione e società multiculturale Ed Laterza pag 265 a 268

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